giovedì 25 giugno 2015

"L'unità della sinistra? Facciamo subito la Nazione dei Pellerossa".

Atteso che quanto a numero, vitalità e incidenza, noi anticapitalisti in Italia (comunisti, organizzati o sfusi, altermondisti, benecomunardi, antagonisti, anarchici eccetera) siamo più o meno gli Indiani d'America, allora per estensione i Vendola, i Civati e ora pure i Fassina, sono come i Padri Pellegrini che lasciarono la truce Gran Bretagna per incontrare una possibilità di vita nel Nuovo Mondo.
I loro vascelli non si chiamano Mayflower, ma Human Factor, Possibile e quant'altro, e salpano non da Plymouth ma dal Centrosinistra dei misfatti (che è stata casa loro fino a ieri). E anche a voler credere che siano animati dalle migliori intenzioni politiche, tuttavia, così come quei Nativi Pellerossa noi anticapitalisti italiani (le tante tribù che siamo, tutte piccolissime) possiamo aspettarci dal loro arrivo sulle sponde della Sinistra, solo d'essere semplicemente liquidati come classe.
Nemmeno le riserve indiane, ci daranno; perché in quelle ci siamo chiusi già da un pezzo.
La Sinistra sarà la loro frontiera per espandersi; e, come allora, si risolverà nell'esser buona colonia della Madrepatria.

Ma il problema non è solo della sopravvivenza nostra, di Indiani – quanto il fatto che liquidati noi, liquidato l'anticapitalismo; quello vero, almeno in Italia, quello della Sinistra, resterebbe sul campo, insieme al capitalismo neo-liberista al governo, solo un anticapitalismo della Destra di becera opposizione – cioè fasullo (ma questo lo capiamo noi, che la Storia ci è maestra): il peggiore degli scenari possibili. Quello in cui se la Crisi pian piano passa, comunque sulle spalle degli ultimi, il Renzismo ce lo teniamo per vent'anni, e se non passa, allora ultimi e penultimi (cioè quasi tutti) potrebbero dar forza a un'ipotesi ancora più anti-democratica, promossa appunto da quella Destra becera.
Che fare?
Di sicuro: non correre a braccia aperte incontro ai Padri Pellegrini; i quali, ripeto, al di là delle proprie idealità (se ve ne fossero), sono oggettivamente l'avanguardia dell'espansione del pensiero unico capitalista anche sulle nostre sponde, e della loro normalizzazione. Ci offrono bellissime perline colorate, lo so: poter stare al loro fianco su un mezzo titolo in prima pagina ogni tanto. Ma in cambio – ripeto – c'è la soluzione finale dell'anticapitalismo di Sinistra in sé, e c'è lo scenario peggiore possibile di cui sopra.
Fuor di metafora: da fare c'è che non si spendano ulteriori energie (già esigue, le nostre) per accreditarci, noi anticapitalisti delle varie osservanze, presso progetti promiscui (ideologicamente) nei quali i Vendola, i Civati e i Fassina hanno buon gioco – e ce l'hanno perfino quei grillini che passano per pensanti, i quali possono alzare il dito anti-europeista e mischiarsi in un programma imprecisamente anti-austerity come quello che (al massimo) potrebbe uscir fuori da tali progetti. Ma, pure il progetto maturasse, il governo italiano (col capitale che esso tutela) non ci perderebbe una sola notte di sonno. Potete comprenderlo benissimo.
(Sembra incredibile, ma è da registrarsi che tra tutte le tribù anticapitaliste quella che si dimostra da tempo più pronta all'abbraccio autolesionista coi Padri Pellegrini, è proprio quella dalla tradizione ideologica più solida: quella dei comunisti di Rifondazione – compresi coloro che lo erano fino a un attimo fa, e ora da quasi-sfusi sono i battistrada dell'incontro sul bagnasciuga coi nuovi coloni. E' che i comunisti in Italia si pensano sempre più scaltri di tutti. O forse son distratti dal vasto mondo.)
Quindi, che fare?
Io dico: fare subito la Nazione Pellerossa! Cioè spendere le energie rimaste per mettere insieme non un impreciso, confuso e promiscuo contenitore anti-austerity – questo è il progetto dei coloni, e lo perseguono loro e chi ci casca –, bensì un'unione anticapitalista tra comunisti (organizzati o sfusi), altermondisti, benecomunardi, antagonisti, anarchici... Tutte le tribù! Prima dello sterminio simbolico rituale; vendere cara la pelle – come si dice. L'ideale, in questo caso.
Se la Nazione Pellerossa esiste, allora perfino i Vendola, i Civati e i Fassina (con tutti i titoli di giornale che portano in dote dalla Madrepatria) devono farci i conti prima di piantare bandierine sulla nostra spiaggia.
Capite bene: non dico affatto di arretrare per purezza sulle montagne e lasciar loro il campo, ossia la Sinistra a-modo-loro. Io dico che se la Nazione Pellerossa esiste, esiste ancora una possibilità per l'anticapitalismo di essere uno degli spunti della Sinistra a-modo-di-tutti; la quale infatti, se la Nazione Pellerossa esiste, non è solo appannaggio della normalizzazione (alla faccia della nostra scaltrezza) ma diventa frutto di rapporti di forza tra due componenti dialettiche: i visi pallidi arrivati dal mare, convinti di far man bassa, e gli uomini rossi che finalmente si sono uniti e organizzati per essere visibili e incidenti.
Come si crea la Nazione? Non è facile.
Ci provò Pontiac, nella storia dei Nativi; un capo Ottawa che nella seconda metà del '700 comprese che la frammentazione delle tribù indiane era sicura condanna a morte rapida per tutta la loro Civiltà, dinanzi agli invasori. Convinse altri capi a superare diffidenze ataviche, e soprattutto a non cadere nelle false promesse di buona convivenza e collaborazione degli inglesi. Mise insieme in poco tempo oltre 10.000 guerrieri, e per anni diede filo da torcere ai coloni. Finché si poté, umanamente.
Ora, io non credo che noi anticapitalisti italiani dobbiamo muover guerra a chi dal Centrosinistra – ravveduto che sia sinceramente o meno – sbarca dalle nostre parti: la guerra è contro il capitale, ovviamente, contro il suo modello sociale e contro i rappresentanti politici del modello e del capitale stesso. Ma credo fermamente che le nostre tribù, atteso il loro stato presente, non possano non darsi prima di tutto un'organizzazione e una forza in quanto tali – la Nazione Pellerossa, appunto –, e solo dopo debbano andare a vedere cosa questi coloni abbiano da offrire alla costruzione della Sinistra in Italia che manca.
Il Piano Pontiac – mi viene così da dirlo – è insomma il progetto di fase che ci spetta ora. Da elaborare bene, certo – ciò di cui non sono in grado.
Ma non c'è altro da fare, e presto: uscire dalle riserve e creare la Nazione. Quello, oppure lasciarsi prima intontire di perline e whisky e poi morire di Renzismo o peggio.

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