sabato 21 gennaio 2017

IN PREPARAZIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA UN INCONTRO A VITERBO


Si è svolto mercoledì 18 gennaio 2017 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro in preparazione del Giorno della memoria delle vittime della Shoah - Giornata che ricorre il 27 gennaio nell'anniversario della liberazione dei sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz.

 

Risultati immagini per Shoahriceviamo e volentieri pubblichiamo 

 Centro di ricerca per la pace e i diritti umani

 

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni brani dalle opere di Primo Levi e di altri testimoni della Shoah.
L'incontro è stato concluso dal responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini.
Di seguito una sintesi delle conclusioni.
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Per noi la Giornata della memoria non è una routine abitudinaria e distratta, un rituale spento, ma un appello alla lotta contro tutte le uccisioni.
Per noi la Giornata della memoria è l'appello all'antifascismo, è l'appello alla nonviolenza, che è l'antifascismo concreto, coerente, vivente.
Per noi la Giornata della memoria è l'appello a compiere qui ed ora il primo dovere: salvare le vite, opporsi a tutte le violenze.
Il ricordo delle vittime della Shoah significa tenere in vita almeno il fatto che siano esistite, il valore delle vite spezzate, la dignità umana che hanno testimoniato dinanzi all'orrore assoluto dei poteri facitori di nulla, dinanzi all'orrore assoluto della violenza annichilista.
Il ricordo delle vittime della Shoah significa impedire che si compia il piano nazista di annientamento finanche della memoria delle vittime, significa contrastare il nazismo di allora, di oggi e di domani, significa restare fedeli alle vittime del male - del male radicale, della banalità del male - e in questa fedeltà trattenerle tra noi, sentirle con noi, lottare insieme a loro contro il male che pretende ridurre l'umanità in cenere, in polvere, in fumo, in ombra, in niente, lottare insieme a loro contro il male che pretende ridurre l'umana vicenda ad urlo e furore e fame di vento.
Il ricordo delle vittime della Shoah significa lottare adesso contro lo sterminio in corso, contro ogni sterminio, contro ogni persecuzione, contro ogni uccisione, contro ogni violenza, contro l'indifferenza e la resa dinanzi all'orrore.
Noi sappiamo, come ha scritto Primo Levi, che "gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi... ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che è senza ritorno". Ed abbiamo quindi deciso di opporci ad ogni potere violento, di difendere ogni umana vita.

Noi sappiamo, come ha scritto Primo Levi, che gli esseri umani sono "capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore è la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare". Ed abbiamo quindi deciso di tenere gli occhi aperti, di vigilare all'ascolto di ogni richiesta di aiuto, di non omettere di prestare soccorso ovunque occorra.
Noi sappiamo, come ha scritto Primo Levi, che "è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stata obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi può accadere di nuovo". Ed abbiamo quindi deciso che per quanto è in nostro potere ad ogni ritorno di quella mole di male, ad ogni ritorno di quell'orrore assoluto, ad ogni ritorno del nazismo comunque camuffato, noi ci opponiamo.
Qui ed ora c'è un solo modo di contrastare la violenza: la scelta della nonviolenza.
Qui ed ora c'è un solo modo di salvare le vite: soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto, nessuna esclusa.
Qui ed ora c'è un solo modo di restare esseri umani: agire da esseri umani nei confronti di tutti gli esseri umani.
Dinanzi al femminicidio noi diciamo: occorre contrastare e sconfiggere il maschilismo in tutte le sue manifestazioni.
Dinanzi al razzismo noi diciamo: occorre contrastare e sconfiggere ogni esclusione, ogni pregiudizio, ogni persecuzione; occorre riconoscere l'umanità di ogni essere umano e quindi di ogni essere umano rispettare, difendere e sostenere la vita, la dignità e i diritti; vi è una sola umanità ed ogni essere umano ne è parte: ogni esistenza umana è un valore assoluto, unico, prezioso, insostituibile.
Dinanzi alla guerra noi diciamo: occorre abolire la guerra e per abolire la guerra occorre abolire tutti gli eserciti e tutte le armi.
Scegliendo la nonviolenza noi ci opponiamo ad ogni menzogna: che umilia gli esseri umani in ciò che è più proprio di ciascuno di noi, la facoltà di capire.
Scegliendo la nonviolenza noi ci opponiamo ad ogni schiavitù, ad ogni potere che pretende ridurre gli esseri umani a utensile e funzione, a cosa e a merce, a macchina e a straccio, alienando e annientando la nostra libertà, la nostra verità, la nostra umanità.
Scegliendo la nonviolenza noi ci opponiamo alla devastazione e alla distruzione dell'unico mondo vivente, la casa comune dell'umanità, l'insieme di cui l'umanità è parte e senza del quale cessa essa stessa di esistere.
Prepariamo per il 27 gennaio ovunque possibile iniziative che siano memoria dell'orrore ed azione solidale, esercizio della responsabilità, scelta della civile convivenza, impegno per la liberazione comune dell'umanità.
E prolunghiamo il 27 gennaio al 14 febbraio, all'8 marzo, al 25 aprile, al primo maggio, al 2 giugno: una e la stessa è la lotta per il bene comune dell'umanità.
E di ogni giorno facciamo un 27 gennaio: ogni giorno sia il giorno in cui nel ricordo delle vittime lottiamo perché cessino tutte le uccisioni, tutte le persecuzioni, tutte le violenze. Ogni giorno la nonviolenza è in cammino.
Ed anche in questa occasione, hic et nunc, ripetiamo una volta ancora l'appello a due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitù in Italia: il primo: riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro; il secondo: riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.
Riaffermiamo quindi l'impegno nostro e di tante e tanti affinché divenga legge l'"appello all'Italia civile" sostenuto da molte illustri personalità - e tra le prime padre Alex Zanotelli e la partigiana Lidia Menapace - affinché sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia, ricordando che il fondamento della democrazia è il principio "una persona, un voto"; e che quindi l'Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui. Ed in effetti vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano. Una persona, un voto. Il momento è ora.
Vi è una sola umanità e tutti gli esseri umani ne fanno parte, ogni persona diversa da ogni altra ed ognuna ad ogni altra uguale in dignità e diritti.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nell'impegno comune per la liberazione dell'intera umanità.
Seguendo la regola aurea che invita ad agire nei confronti delle altre persone così come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
Solo la nonviolenza si oppone alla violenza in modo concreto, coerente, adeguato, nitido e intransigente.
La nonviolenza è l'antifascismo vivente. La nonviolenza è l'antibarbarie. La nonviolenza è la politica prima. La nonviolenza è la scelta necessaria per salvare l'umanità dalla catastrofe.
Con le tue gambe, con le tue braccia, con la tua voce, con i tuoi occhi, con i  tuoi pensieri e le tue azioni la nonviolenza è in cammino.
 

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

 
Viterbo, 18 gennaio 2017
 
Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it

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