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Triste proverbio che esprime l’esperienza millenaria di un popolo combattivo i cui diritti non sono ancora stati riconosciuti da nessuno Stato, compresi quelli occidentali che di diritto e democrazia (a parole) si riempiono la bocca ad ogni piè sospinto. Triste proverbio, la cui attualità pare confermata dai più recenti sviluppi della situazione siriana. Parlo dell’avallo in pratica concesso all’invasione turca della Siria, perpetrata da Erdogan con lo scopo evidente di annientare le forze kurde dell’Ypg. Avallo concesso un po’ da tutti i protagonisti principali della scena politica internazionale. Innanzitutto gli Stati Uniti, che hanno subito ancora una volta il ricatto turco, dovendo tener conto del fatto che il regime autoritario di Erdogan costituisce uno dei principali baluardi della Nato. Ma anche la Russia, che sembrerebbe aver chiuso uno o entrambi gli occhi di fronte all’evidente violazione del diritto internazionale compiuta dall’ex aspirante Sultano. Per non parlare ovviamente degli Stati minori, tra i quali tutti quelli europei, che si sono sempre prostrati, Merkel e Renzi in testa, di fronte ad Erdogan nella demenziale illusione che quest’ultimo potesse risolvere il problema dei profughi.