giovedì 22 giugno 2017

Rottamatori...Consip, Travaglio: “E’ un caso grave. Che differenza c’è tra mafia e politica, se Marroni fa il suo dovere e viene fucilato?”.

Consip? E’ un caso grave. Che differenza c’è tra mafia e politica, se chi fa il suo dovere di testimoniare come Luigi Marroni viene fucilato?”. Sono le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, durante Otto e Mezzo (La7), in un dibattito col vicedirettore dell’Espresso, Marco Damilano, e il presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli, analizza il caso Consip.


Ci sono 5 persone indagate per fatti gravi e non per aver sbagliato una nomina” – spiega Travaglio – “Dei 5 indagati uno fa il ministro, uno fa il comandante dell’Arma dei Carabinieri, uno capeggia i Carabinieri della Toscana, uno è il padre di Renzi, uno è il braccio destro del padre di Renzi. E chi deve sloggiare? L’unico non indagato, cioè Luigi Marroni, il testimone non accusato di nessun reato. E il Csm sta lavorando per cacciare anche Woodcock, il pm che ha scoperchiato lo scandalo“. Mieli obietta che per mesi tutti invocavano le dimissioni o di Marroni o del ministro Lotti. Damilano ricorda che Marroni ha ribadito le sue accuse presso la procura di Roma, che ha confermato per filo e per segno il 9 giugno quello che l’ad di Consip aveva detto il 20 dicembre. In più, un altro deputato renziano, Yoram Gutgeld, ha pubblicato i dati della spending review e ha detto che la Consip di Marroni ha fatto risparmiare 3 miliardi e mezzo di euro più il 13% rispetto a 3 anni fa. 

Tortura. G8 Genova, alla Diaz ci fu tortura. Ora stabiliamo le responsabilità politiche.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo torna a condannare l’Italia per le torture alla scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. Era già accaduto nell’aprile del 2015 nel caso Cestaro contro Italia. La sentenza di oggi riguarda 42 ricorrenti, per molti dei quali i giudici di Strasburgo hanno riconosciuto risarcimenti che vanno dai 45.000 ai 59.000 euro ciascuno. Fatevi i conti. Violare i diritti umani costa.

G8 Genova, alla Diaz ci fu tortura. Ora stabiliamo le responsabilità politiche
Ma non è ovviamente questa la preoccupazione maggiore nel leggere la sentenza. Ben più grande è quella per la quale ogni cittadino italiano deve oggi domandarsi perché, a quasi trent’anni dalla ratifica della Convenzione Onu contro la tortura, l’Italia non sia stata ancora capace di votare una legge che introduce questo reato nel nostro ordinamento. Ogni cittadino italiano deve domandarsi cosa spinga le nostre autorità a discutere in Parlamento un testo di legge impresentabile, nel quale la tortura si avrebbe solo in presenza di più condotte criminose e non ne basterebbe una sola, e nel quale il trauma psichico da essa derivato dovrebbe essere verificabile? (come? Da chi? Con quali strumenti?). Perché è andata così negli ultimi trent’anni, e ogni discussione è terminata in un nulla di fatto, se non per garantire uno spazio di impunità alla parte disonesta delle nostre forze dell’ordine, che invece noi vorremmo poter ben distinguere dalla stragrande parte onesta?
E, tuttavia, non è neanche questa oggi la preoccupazione maggiore che ogni cittadino italiano deve avere nel leggere la sentenza. La Corte di Strasburgo ci dice che a Genova ci fu tortura. All’Italia riconosciamo oggi nuovamente la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, quello che proibisce la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. I ragazzi nella scuola Diaz subirono tortura. Non nel terzo mondo, non nel Medioevo. In una delle democrazie europee più avanzate, nel luglio del 2001.

Acqua Emergenza siccità. Dall'Emilia alla Sardegna: manca l'acqua in diverse regioni. Stato di calamità a Parma e Piacenza. E il caldo non molla.

Crisi idrica anche in aree della Toscana e della Sicilia.

Caldo record, siccità e assenza di acqua rischiano di mettere l'Italia in ginocchio. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle Province di Parma e Piacenza, in conseguenza della crisi idrica in atto, dovuta a un lungo periodo di siccità a partire dall'autunno 2016, aggravato dalle elevate temperature estive e dai rilevanti afflussi turistici che hanno determinato un considerevole aumento delle esigenze idropotabili. 
 
Lo rende noto il comunicato stampa del Cdm. Quella dei territori emiliani è solo una delle conseguenze dell'innalzamento delle temperature.
Anche la Regione Sardegna ha consegnato oggi al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale dovuto al perdurare della siccità in tutta l'Isola. Il documento è stato presentato dall'assessore dell'Agricoltura, Pier Luigi Caria, durante un incontro sulla riorganizzazione delle attività di Agea, l'Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura. Sulla scia dell'atto presentato dalla Sardegna si è posizionata la Regione Toscana, anch'essa duramente colpita dal fenomeno siccitoso, mentre l'Emilia Romagna ha già deliberato sulla crisi idrica. Crisi che ha colpito anche la Sicilia.

Acqua Emergenza siccità. Roma. Virginia Raggi firma l'ordinanza per limitare l'uso superfluo dell'acqua a causa delle condizioni climatiche.


Limiti all'impiego per orti, giardini e piscine.

 

huffingtonpost.it
A causa delle condizioni climatiche che favoriscono la siccità limitare l'uso dell'acqua per annaffiare orti e giardini, riempire piscine, lavare auto. Lo stabilisce un'ordinanza della sindaca Virginia Raggi che resterà in vigore fino a settembre sull'intero territorio di Roma Capitale. Il provvedimento consente l'uso di acqua potabile per usi domestici e sanitari, inclusi i servizi pubblici di igiene urbana. Acea e vigili urbani faranno controlli per verificare il rispetto del provvedimento.
"L'acqua è un bene prezioso che va sempre tutelato - dichiara Raggi - soprattutto nei momenti in cui si assiste a un riduzione delle fonti di approvvigionamento.Vogliamo evitare che i cittadini subiscano, durante il periodo estivo, possibili disagi causati dalla scarsa disponibilità di risorse idriche. E quindi con questa ordinanza intendiamo contrastare ogni possibile spreco o utilizzo superfluo dell'acqua potabile, consentendone il consumo per i soli scopi personali e domestici".
Il provvedimento è stato preso per preservare il livello delle acque del lago di Bracciano "notevolmente abbassatosi nel corso degli scorsi anni a causa della mancanza di una politica di tutela della risorsa idrica del lago e delle scarse piogge".

Mafia & classe dirigente. L'antimafia accusa la politica: una certa classe dirigente è prona e collusa

Ampie sacche dell'amministrazione hanno abdicato al loro ruolo permettendo la realizzazione di opere pubbliche per interesse personale e non perché utili alla collettività. Il j'accuse della superprocura.

L'Espresso Giovanni Tizian
Una classe dirigente che ha abdicato al proprio ruolo. Spesso corrotta da mammasantissima con profili da manager,  ronti a pagare mazzette pur di ottenere ciò che desiderano. Boss che gestiscono eserciti armati ma anche squadre di broker e di facilitatori vestiti da insospettabili. Intermediari-procacciatori d'affari al soldo delle famiglie criminali, figure centrali nelle mafie-holding moderne. Sono loro, infatti, che aprono le porte dei palazzi del potere, locale e nazionale, dove si decidono le rotte dei finanziamenti europei e di quelli nazionali per realizzare grandi e piccole opere pubbliche. Ma anche riciclaggio di cifre mostruose, narcotraffico internazionale che produce utili a 9 zeri, clan che funzionano da banche parallele e moltissimo altro. È la fotografia, al giugno scorso, delle cosche d'Italia scattata dalla procura nazionale antimafia guidata da Franco Roberti. Un viaggio nella criminalità mafiosa del Paese, dove nonostante centinai di arresti e sequestri per miliardi di euro i padrini continuano a dettare legge. Cosche che non destano allarme sociale, che fanno dell'indifferenza collettiva un arma segreta e della corruzione la moderna lupara.
Del resto in questi ultimi anni la lotta alle mafie non si può certo dire che sia stata inserita in cima alle priorità dei governi.

Il Facilitatore

Biani. Sentenza stragi a tempo di record.


Nord di Roma. Lago di Bracciano, sfruttamento acque: parte l'esposto in Procura per disastro ambientale.

I sindaci di Anguillara, Bracciano, Trevignano e i presidenti del Parco di Bracciano e Martignano e del Consorzio di Navigazione chiedono la revisione per lo sfruttamento delle acque.

osservatorelaziale.it Redazione

immagine RACCIANO (RM) - “nella mattinata odierna abbiamo dato mandato legale di presentare unitariamente un esposto alla Procura della Repubblica di Civitavecchia affinché accerti le responsabilità in ordine alla inquietante condizione ambientale in cui si trova l’ecosistema del bacino lacustre di Bracciano a rischio di ulteriori mutamenti e conseguente disastro ambientale. Questa azione sarà utile affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti. Abbiamo dunque ravvisato formalmente la necessità dell'intervento della Pubblica Autorità per la pronta risoluzione della vicenda descritta, qualora fossero rilevate responsabilità specifiche in capo a soggetto/i e/o Enti o comunque effettivi responsabili, per la presenza di condotte che fossero ritenute contrarie alla legge ponendo all’attenzione della procura il serio e concreto rischio di imminente disastro ambientale. Abbiamo dunque chiesto di valutare gli eventuali profili d'illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili al fine di procedere nei loro confronti formulando altresì denuncia-querela, nell'ipotesi in cui dagli accertamenti svolti dalle Autorità competenti dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte” Lo dichiarano in un comunicato congiunto i Sindaci di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Bracciano, Presidenti del Parco Naturale di Bracciano e Martignano e Consorzio di Navigazione nella quale si legge:

Mafia. "'Ndrangheta ovunque". La relazione della direzione nazionale antimafia.

"Radicata nelle istituzioni". La relazione di Franco Roberti. Calano i foreign fighters, continua la ricerca di Messina Denaro


Radicata ovunque, anche nelle istituzioni. L'ndrangheta è "presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell'amministrazione pubblica e dell'economia, creando le condizioni per un arricchimento, non più solo attraverso le tradizionali attività illecite del traffico internazionale di stupefacenti e delle estorsioni, ma anche intercettando, attraverso prestanome o imprenditori di riferimento, importanti flussi economici pubblici ad ogni livello, comunale, regionale, statale ed europeo". E' uno dei passaggi chiave della relazione di Franco Roberti procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo nella relazione annuale della Dna.
La 'ndrangheta "è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America - negli Stati Uniti e in Canada - ed in Australia. Continuano, poi, ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa", afferma la Relazione.

Assocanapa contro le speculazioni commerciali della “Cannabis Light”


Pur NON CONDIVIDENDO ASSOLUTAMENTE LA POSIZIONE DI ASSOCANAPA SULLA DISTINZIONE TRA VARIETA’ DELLA STESSA PIANTA (DISTINZIONE CHE COINVOLGE TUTTI I CAMPI, DAL SOCIALE ALLE NORMATIVE) e SULLA SUA TEORIA CHE SIA SCORRETTO PARLARE DI CANNABIS / MARIJUANA / CANAPA RIFERENDOSI ALLA STESSA PIANTA (SITUAZIONE PER LA QUALE INVECE FREEWEED SI BATTE PER CHIARIRE IL CONCETTO CHE SONO DIFFERENTI VARIETA’ DI UNA STESSA PIANTA CHE DOVREBBE ESSERE SVINCOLATA PER USO PERSONALE) ci troviamo “costretti” a diffondere il Comunicato Ufficiale di Assocanapa sulla vicenda “Cannabis / Marijuana Light” in quanto CONDIVIDIAMO TOTALMENTE L’ANALISI SULL’ASPETTO SPECULATIVO CHE STA PRENDENDO QUESTA SITUAZIONE, invece PUBBLICIZZATA COME “MANOVRA POLITICA” (risate di sottofondo N.D.R.) ma che sta risultando essere in realtà una piena e CONSAPEVOLE MANOVRA COMMERCIALE DI LIVELLO IMPRENDITORIALE.

freeweed.it
La diffusione del fiore di Cannabis certificato per essere inferiore allo 0,6% di contenuto finale di THC avrebbe dovuto essere il preludio alla nascita di maggiore consapevolezza ed informazione sul tema ed invece sfocia nella realtà che tutti conosciamo, dove i venditori si “nascondono dietro un dito” (per citare Assocanapa) al fine di vendere semplicemente un prodotto per crearsi un mercato, mettendo i diritti del consumatore sotto le proprie suole, se mai si sono interessati realmente questi personaggi speculatori (sempre gli stessi – cercate su google i proprietari e i consigli di amministrazione di associazioni e aziende…troverete sempre gli stessi nomi sotto nomi differenti di aziende e associazioni).

Italia-Europa anno di grazia 2017. Ogni due giorni una donna viene uccisa dal compagno. I numeri della violenza di genere

Lo scorso anno le vittime di femminicidio sono state 120. Sette milioni di donne hanno subito qualche forma di violenza nel corso della loro vita. L'analisi dell'Istat e del Ministero della Giustizia ci mostra i numeri di un massacro che non si arresta nonostante la legge del 2013. E intanto i centri antiviolenza chiudono i battenti.

 L'Espresso Giulia Torlone

Ogni due giorni una donna viene uccisa dal compagno. I numeri della violenza di genereIn Italia ogni due giorni una donna viene uccisa. Solo lo scorso anno sono state 120 le vittime ammazzate da un marito, fidanzato o convivente.
Per capire il fenomeno abbiamo dato uno sguardo ai dati aggiornati, presentati nell’indagine condotta dall'Istat in collaborazione con il Ministero della Giustizia.

Il fenomeno resta di enormi proporzioni e i numeri parlano chiaro: quasi sette milioni di donne hanno subìto qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Dalle violenze domestiche allo stalking, dallo stupro all'insulto verbale, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera intima e personale. Spesso un tentativo di cancellarne l'identità, di minarne profondamente l’indipendenza e la libertà di scelta.
Il tragico estremo di tutto questo è rappresentato dal femminicidio, che anche se in leggero calo rispetto agli anni precedenti, dimostra di essere ancora un reato diffuso ed un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale e educativa.

E proprio il femminicidio, l’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali, rappresenta la parte preponderante degli omicidi contro il genere femminile. Più dell’82 per cento dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro paese, sono classificati come femminicidi. Un numero gigantesco: oltre quattro su cinque.


Scuola Pubblica. Sinistra, serve una battaglia di civiltà per rifondare la scuola.

Siamo alla vigilia della nascita di un nuovo soggetto politico. Di sinistra.Tra le drammatiche sfide che lo aspettano – lavoro, giustizia, immigrazione, Europa - c’è anche quella sull’istruzione. Dopo vent’anni di riforme sbagliate, rifondare la scuola pubblica statale sui principi costituzionali deve essere un obiettivo prioritario.





micromega Anna Angelucci

Partiamo da un dato di realtà: l’attuazione della legge 107, per tutti la “buona scuola”, violentemente imposta al paese da Matteo Renzi e dal Partito Democratico nel 2015, si sta consumando nell’inerzia di una rassegnata e passiva accettazione da parte di insegnanti e studenti [1], contrari soprattutto ai tre aspetti più cogenti del provvedimento - chiamata diretta, bonus premiale e alternanza scuola-lavoro, lesivi di norme e principi costituzionali - ma incapaci di elaborare un’efficace strategia di mobilitazione, opposizione e contrasto.

Al netto di reazioni di protesta a macchia di leopardo - che hanno visto alcune scuole devolvere il bonus ad attività filantropiche o utilizzarlo come parte del fondo d’istituto, oppure rifiutarsi di stilare una lista di requisiti per selezionare i docenti più ‘adatti’ - una reazione politica compatta, forte, necessariamente unitaria e condivisa a livello nazionale, alla legge che sta distruggendo il sistema scolastico italiano indubbiamente non c’è.

Perché? La risposta è articolata ma semplice: il corpo docente è un ceto prevalentemente impiegatizio, con scarsa formazione politico-sindacale e con spiccata attitudine ad un’esecutività acritica, vuoi per indole, vuoi per obbedienza istituzionale; i media mainstream hanno accompagnato l’azione muscolare del governo con una campagna di screditamento della categoria e in generale della scuola pubblica senza precedenti nella storia repubblicana; accademici, intellettuali, scienziati e personalità di chiara fama, forse sottovalutandone la portata sul sistema d’istruzione, non hanno proferito alcuna parola seriamente critica nel merito e nel metodo con cui la legge 107 è stata imposta al paese; la Cgil e i sindacati confederali hanno inscenato un’opposizione di facciata – sciopero del 5 maggio 2015 compreso – mentre nel retrobottega si accordavano col Partito Democratico su valutazione, reclutamento, aggiornamento, sostegno, mobilità: la nomina di Valeria Fedeli a ministro dell’istruzione, colei che alle ‘sudate carte’ scolastiche e universitarie ha preferito i nerboruti tavoli delle trattative sindacali, è la giusta ricompensa alla Cgil, il sindacato più menzognero e traditore dei diritti dei docenti e degli studenti che sarebbe mai stato possibile immaginare. Un sindacato che, rinnegando i suoi valori fondativi, ha parlato negli ultimi anni con lingua biforcuta, proprio come quel Ferrer di manzoniana memoria che (e ci dispiace tanto che la nostra ministra non abbia avuto la possibilità di approfondirlo adeguatamente), facendosi largo tra la folla affamata, invoca in italiano il carcere per il vicario, mentre parlando in spagnolo gli garantisce protezione e salvezza: “Adelante Pedro”.

Rifiuti, Roma li invierà all’inceneritore di Colleferro: intesa con governo e Regione.

Rifiuti, Roma li invierà all’inceneritore di Colleferro: intesa con governo e Regione

L’Ama ha dato l’ok alla rigenerazione della seconda linea di termovalorizzazione dell’impianto: smaltirà fino a 220.000 tonnellate di rifiuti romani (contro le 60.000 attuali) a un prezzo di 83 euro a tonnellata (93 euro compreso il trasporto), contro i 135 euro investiti per la trasferenza in Austria e nelle altre regioni del nord Italia.
L’inceneritore di Colleferro sarà rimesso a nuovo e “salverà” Roma dall’emergenza rifiuti, allontanando l’ipotesi del commissariamento. Ora c’e’ anche l’ok del Campidoglio. E’ arrivata, a sorpresa, la soluzione al braccio di ferro a tre che da mesi sta anteponendo il Campidoglio alla Regione Lazio e al governo nazionale. L’Ama, società capitolina che si occupa della gestione del ciclo, ha infatti dato l’ok alla rigenerazione (in gergo “revamping”) della seconda linea di termovalorizzazione dell’impianto, situato 40 km a sud del Grande Raccordo Anulare, e al suo utilizzo fino al 2022.
L’operazione era stata bloccata in inverno dall’ex numero uno di Ama, Antonella Giglio, su indicazione dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi. Il dietrofront, però, è giunto lunedì 19, durante l’Assemblea dei Soci di Ep Sistemi (società partecipata al 60% dalla regionale Lazio Ambiente e al 40% dalla romana Ama) con il via libera al piano industriale sottoscritto dal neo presidente Lorenzo Bagnacani. Lo stanziamento, già previsto, di 2,5 milioni di euro consentirà di rimettere a nuovo l’impianto entro il primo trimestre del 2018 e di smaltire nelle due linee di incenerimento – l’altra e al 100% di proprietà di Lazio Ambiente – fino a 220.000 tonnellate di rifiuti romani (contro le 60.000 attuali) a un prezzo di 83 euro a tonnellata (93 euro compreso il trasporto), contro i 135 euro investiti per la trasferenza in Austria e nelle altre regioni del nord Italia come Emilia Romagna e Lombardia.

Lavoro. Impiegati? No, "fornitori di servizi". Padroni? No, "clienti". Come cambia il contratto di lavoro

Intermittenti, intermediati online, part-time, a tempo determinato. Il contratto "normale" si è stabilmente sgretolato. Per capire cosa è successo, ecco un'analisi in forma di contratto.

L'Espresso Francesca Sironi
Impiegati? No, fornitori di servizi. Padroni? No, clienti. Come cambia il contratto di lavoro La fotografia del panorama lavorativo italiano la offre il rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie, pubblicato il 15 giugno dal ministero del Lavoro : il 70 per cento delle nuove attivazioni è a tempo determinato. Calano le transizioni verso il tempo indeterminato, arrivate a quota 499mila nel 2015, che invece si sono ridotte del 34 per cento nel corso del 2016. E questo riguarda solo i dipendenti, i subordinati. A loro volta un popolo sempre meno numeroso nel mare delle complesse forme di retribuzione. Se questo è il presente, e probabilmente il prossimo futuro, del lavoro nel nostro Paese, quello che manca è una serie di risposte istituzionali su come introdurre nuove forme di protezione sociale che sostiuiscano quelle un tempo garantite dai contratti a tempo indeterminato. È da questa osservazione che è nato il colloquio che segue. Ecco allora una riflessione sulla fine del contratto. Scritta come un contratto.

PREMESSO CHE:
(a) Il contratto da posto fisso conosciuto da diverse generazioni di impiegati dipendenti full-time a tempo indeterminato va gradualmente verso il tramonto.
(b) Il modello “lavoratore autonomo auto-imprenditore auto-assicurato” invece si diffonde.
(c) Il primo infatti perde centralità - in Italia secondo Eurostat è passato dal rappresentare oltre il 60 per cento dell’occupazione a poco più del 50 per cento - mentre il secondo non è più eccezione esclusiva dei professionisti.

Classe Operaia. Imporre i nuovi voucher è incostituzionale. Caro Mattarella, non firmi il decreto.

Imporre i nuovi voucher è incostituzionale. Caro Mattarella, non firmi il decreto

Giuristi per il lavoro Alberto Piccinini *

Lei è chiamato nei prossimi giorni a esercitare la Sua funzione, prevista all’articolo 87 della Costituzione, di promulgare le leggi, e in particolare di controfirmare la legge di conversione del Decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50. Questo con il possibile esercizio, tuttavia, della facoltà, prevista dallo articolo 74 Cost., di chiedere alle Camere, con messaggio motivato, una nuova deliberazione. È tale facoltà che le chiediamo di esercitare, considerando:
– che con Suo decreto del 15 marzo 2017, sono stati convocati i comizi elettorali per domenica 28 maggio 2017, al fine di consentire l’espletamento del referendum volto all'”abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)”; referendum poi non svoltosi perché tali disposizioni sono state integralmente abrogate con la legge 20.4.17 n. 49, cosicché l’Ufficio centrale per il Referendum della Corte di Cassazione, dopo avere – con ordinanza del 21 aprile 2017 – sospeso le operazioni referendarie con l’esplicita motivazione che l’abrogazione era avvenuta “senza il corredo di altra disciplina delle stesse materie” il 27.4.17, ha stabilito che il referendum non doveva avere più corso, per essere intervenuta l’abrogazione secca di tutte le disposizioni fatte oggetto” del quesito referendario;
– che in seguito, ed esattamente tre giorni dopo la data in cui si sarebbe dovuto celebrare il referendum, (ricorrendo a uno strumento di per sé di assai dubbia legittimità, e cioè a mezzo di un emendamento al decreto 50, vertente su tutt’altra materia), la maggioranza ha provveduto a reintrodurre alla Camera la “Disciplina delle prestazioni occasionali”, poi approvata anche dal Senato.

Petrolio, guerre e clima: siamo catastrofisti? No, ragionevolmente previdenti.

Profilo blogger

Ecologista, politico e sindacalista
Petrolio, guerre e clima: siamo catastrofisti? No, ragionevolmente previdenti
Un ministro yemenita formato in un’università straniera, con una buona conoscenza della situazione nel suo paese e della scena internazionale, incontrava quattro anni fa gruppi politici e ambientalisti ed io ero presente. La discussione era preceduta dalle straordinarie immagini di Pasolini sui paesaggi e le torri di Sanaa oggi in gran parte in macerie. La curiosa analisi di questa persona era che, nonostante percepisse il rischio imminente di una guerra civile nello Yemen, non era in grado di correlare questo evento calamitoso con il declino della produzione petrolifera nazionale. Non voleva cioè convincersi che l’arrivo nei giacimenti dello Yemen del picco del petrolio era economicamente insostenibile in mancanza di alternative previste per quel paese, pur così ricco di sole mai preso in considerazione come fornitore di energia. Una civiltà millenaria, di enorme fascino culturale e artistico si era affidata alla geopolitica delle fonti fossili. Sfortunatamente per lo Yemen, la guerra l’ha diviso in sei parti, mentre sanguina in una guerra civile senza fine guidata da una coalizione di Stati arabi con in testa l’Arabia Saudita, massima detentrice con il Qatar delle riserve fossili nell’area (allora… perché no una guerra prossima anche col Qatar? Dopo l’acquisto di velivoli per 10 miliardi di dollari, girati da Trump in un pomeriggio di visita a Riyad?).
Siamo in regioni del pianeta dove conta di più quel che c’è sotto – finché c’è – e ce lo ha insegnato ancora Trump quando ha fatto scoppiare in Afghanistan la “madre di tutte le bombe” come anticipo di una piccola atomica tattica, tanto per abituarci all’idea.

Quando si perde la nozione di popolo.

Lo scellerato pensiero neoliberista, con il suo obiettivo di “accentrare” la ricchezza nelle mani di pochi ed estromettere dal mercato l’intervento dello Stato, e cioè del popolo (in aperto contrasto con il pensiero keynesiano, che vuole la “re – distribuzione” della ricchezza e l’intervento del popolo come protagonista dell’economia), ha talmente soggiogato l’immaginario collettivo che anche giornalisti di chiara fama, come Paolo Mieli (vedi l’articolo “Qualcosa non quadra a sinistra di Matteo Renzi” sul Corriere della Sera di lunedì) non riescono a uscire dalle consunte categorie di “sinistra”, di “centro” e di “destra”, impedendo a loro stessi e agli altri di capire pienamente i nuovi fermenti che in questo periodo stanno facendosi strada nelle masse.

rifondazione.it Paolo Maddalena*magistrato, ex presidente della Corte costituzionale
Quando si perde la nozione di popolo
Non si potrà certo negare, ad esempio, che la vittoria di Trump sulla Clinton, la Brexit e la vittoria del No al referendum sulle modifiche costituzionali sono espressione di una insofferenza che aumenta sempre più nelle classi popolari, mentre, sul piano intellettuale, la voce di Papa Francesco, di Sanders e di Stiglitz, solo per citare alcuni dei nomi più famosi, si levano fortemente per far capire i disastri che ha provocato l’affermazione del neoliberismo: la enorme disuguaglianza tra ricchi e poveri, l’aumento vertiginoso della povertà e della disoccupazione, la distruzione sistematica dello Stato sociale. È evidente che in questo quadro non è più possibile parlare di destra, sinistra e centro, ma di un “sopra” (le multinazionali e la finanza) e di un “sotto”, tutti i lavoratori e le loro famiglie, divenuti praticamente sudditi della volontà dei mercati.

mercoledì 21 giugno 2017

Carne e sangue della nostra gente. La chiamano spending review

contropiano 
Cosa ci racconta la relazione sulla Spending Review? Non lasciatevi ancora ingannare dal fascino rassicurante delle parole in inglese, armatevi di curiosità e seguiteci nella decostruzione di questa narrazione tossica dai risultati dolorosi.
Secondo la Banca d’Italia, al 31 dicembre del 2016 il debito pubblico italiano era pari a 2.217,7 miliardi. Lo certifica il Supplemento “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, in cui si evidenzia un aumento di 45 miliardi rispetto a fine 2015, quando il debito ammontava a 2.172,7 miliardi (132,3 per cento del Pil).

Il Manuale di Gentiloni - Il Terzo Segreto di Satira

Roberto Quaglia: "Fake fake news" - Giugno 2017

Smartphone come cocaina per i bambini, il sexting è normale per le ragazzine

http://www.zeusnews.it

«Io lo dico sempre: quando ai figli si danno tablet o smartphone, in realtà si sta dando loro una bottiglia di vino o un grammo di cocaina».
Non va tanto per il sottile Mandy Saligari, direttrice della Harley Street Clinic di Londra e una dei maggiori esperti di dipendenze, quando deve esprimere la propria opinione su quei genitori che danno apparecchi elettronici ai propri bambini.

La dipendenza generata nei giovanissimi da smartphonee tablet non è una fissazione della dottoressa: è comprovata da uno studio, recentemente pubblicato, dal quale emerge come ormai anche per bambini di tre o quattro anni sia normale passare in media, ogni settimana, sei ore e mezza collegati a Internet.
L'abitudine all'uso di quegli strumenti - spiega la dottoressa Saligari - fa sì che alcuni comportamenti pericolosi non siano percepiti come tali: per esempio il sexting, ossia l'invio di immagini e selfie a contenuto erotico o sessuale, per molte ragazzine di tredici anni è ormai una pratica comune, assolutamente normale, e diventa sempre più frequente con l'avanzare dell'adolescenza.
Il problema di fondo è che fin troppo spesso i genitori cedono alle richieste dei propri figli, i quali desiderano il telefonino. La dipendenza che si sviluppa, però, sarebbe del tutto analoga a quella generata da sostanza come la droga o l'alcol.

L'invasione degli emigranti italiani nel mondo.

Nessun testo alternativo automatico disponibile. 


pina fasciani fb

Cambiamenti climatici, secondo il “Global risk of deadly heat” entro il 2100 la terra potrebbe diventare un girone infernale. L'Italia non è messa bene. E già nel 2017 la situazione è a livelli di allarme



controlacrisi  Autore: fabrizio salvatori
Secondo lo studio “Global risk of deadly heat”, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricerca multidisciplinare statunitense, «entro il 2100 il 74% della popolazione del mondo sarà esposta a ondate di caldo mortali, se le emissioni di gas serra continuano ad aumentare a tassi correnti». Lo studio aggiunge che se anche le missioni venissero fortemente ridotte, «la percentuale della popolazione umana mondiale colpita si prevede raggiungerà il 48%». Anche l’Italia non verrà risparmiata e risulta una delle aree più a rischio d’Europa.