domenica 22 gennaio 2017

Roma. Lavoratori Almaviva in piazza contro i licenziamenti

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Un combattivo corteo con circa tremila persone, ha visto i licenziati Almaviva scendere in piazza ieri a Roma per affermare che la partita non è finita qui. I 1666 licenziamenti di uno dei maggiori call center a livello nazionale, sono stati l'ultimo tassello di una storia di ricatti, bassi salari, delocalizzazioni nel settore dei servizi. Con una lettera aperta, i licenziati Almaviva, avevano invitato la città a scendere in piazza e in qualche modo la città ha risposto.

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How to Install Android in VirtualBox

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Want to run Android on your PC? The Android-x86 Project has ported Android to the x86 platform from ARM. Android-x86 can be installed on netbooks with supported hardware, but you can also install Android in VirtualBox.
Android can be run as just another virtual machine, like you would run a Windows or Linux virtual machine. This allows you to play with the Android interface and install apps in a full Android environment on your PC.

What You’ll Need

Before you can get started, you’ll need both VirtualBox and an Android-x86 ISO to install inside VirtualBox.

Creating an Android Virtual Machine

L’Italia nell’Ue finirà all’inferno: così parlò Craxi, 20 anni fa

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Bettino CraxiUnione Europea uguale: declino, per l’Italia, la prima vittima dell’euro, grazie a un certo Romano Prodi. E il contesto è chiaro: si scrive globalizzazione, ma si legge impoverimento della società e perdita di sovranità e indipendenza. Sono alcune delle “perle profetiche” di quello che Vincenzo Bellisario definisce «l’ultimo statista italiano», ovvero il vutuperato Bettino Craxi, spentosi 17 anni fa nel suo esilio di Hammamet. Un uomo che «bisognava eliminare a tutti i costi», scrive Bellisario, sulblog del “Movimento Roosevelt”, ricordando alcuni punti-chiave del vero lascito politico del leader socialista, eliminato da Mani Pulite alla vigilia dell’ingresso italiano nella sciagurata “camicia di forza” di Bruxelles, i cui esiti si possono misurare ogni giorno: disoccupazione dilagante e crollo delle aziende, con il governo costretto a elemosinare deroghe di spesa per poter far fronte a emergenze catastrofiche come il terremoto. «C’è da chiedersi perché si continua a magnificare l’entrata in Europacome una sorta di miraggio, dietro il quale si delineano le delizie del paradiso terrestre», scriveva Craxi oltre vent’anni fa. Con questi vincoli Ue, «l’Italia nella migliore delle ipotesi finirà in un limbo, ma nella peggiore andrà all’inferno».
Romano Prodi«Ciò che si profila, ormai – profetizzava Craxi – è un’Europa in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre le riserve, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche, si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze da un progetto congeniato in modo non corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli equilibri sociali che non possono essere facilmente calpestati». Il governo italiano, visto l’andazzo, «avrebbe dovuto, per primo, essendo l’Italia, tra i maggiori paesi, la più interessata, porre con forza nel concerto europeo il problema della rinegoziazione di un Trattato che nei suoi termini è divenuto obsoleto e financo pericoloso». Rinegoziare Maastricht? Nemmeno per idea: «Non lo ha fatto il governo italiano. Non lo fa l’opposizione, che rotola anch’essa nella demagogia europeistica. Lo faranno altri, e lo determineranno soprattutto gli scontri sociali che si annunciano e che saranno duri come le pietre». A tener banco, ancora, saranno «i declamatori retorici dell’Europa», ovvero «il delirio europeistico che non tiene conto della realtà». Sbatteremo contro «la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione», un disastro che – secondo il “profeta” Craxi – è stato quindi

Levin: gli Usa hanno interferito nelle elezioni in 45 paesi

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ObamaMentre infuriano le polemiche per le (del tutto presunte) interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane, “Vocativ” commenta una recente ricerca in cui si contano almeno 81 casi di interventi americani in 45 paesi, dal dopoguerra ad oggi, volti a condizionare l’esito delle elezioni politiche. E questo, senza contare i colpi di Stato militari promossi e organizzati dalla Casa Bianca. Scrive “Voci dall’Estero”: «Il motivo per cui – fingiamo pure che il fatto sussista – un certo establishment americano sta gridando allo scandalo e rialzando una cortina di ferro, non è altro che quello che lo stesso establishment americano ha sempre fatto verso il resto del mondo». Lo conferma un recentissimo studio, che mostra che l’America ha una lunga storia di ingerenze nelle elezioni in paesi stranieri, sintetizza Shane Dixon Kavanaugh su “Vocative”, prendendo spunto dalla clamorosa propaganda di Obama contro la Russia: 35 diplomatici espulsi e la richiesta di nuove sanzioni, in risposta a ciò che gli Usa ritengono essere una serie di cyber-attacchi condotti da Mosca durante la campagna presidenziale. Peccato che questa specialità – il pilotaggio delle elezioni altrui – sia un talento squisitamente statunitense.
Per la Cia, il Cremlino avrebbe tentato di aiutare Donald Trump a conquistare la presidenza? «Eppure, nessuno dei due paesi può dirsi estraneo a tentativi di ingerenza nelle elezioni di altri paesi». Gli Stati Uniti, per di più, vantano record ineguagliati in questo campo: «Hanno una storia lunga e impressionante di tentativi di influenzare le elezioni presidenziali in altri paesi», scrive Shane Dixon Kavanaugh, in un post ripreso da “Voci dall’Estero” in cui si documentano i risultati del recente studio condotto da Dov Levin, ricercatore in scienze politiche dell’Università Carnegie-Mellon di Pittsburgh, Pennsylvania. E’ un fatto: gli Usa hanno «cercato di influenzare le elezioni in altri paesi per ben 81 volte tra il 1946 e il 2000». Spesso lo hanno fatto «agendo sotto copertura», con tentativi che «includono di tutto: da agenti operativi della Cia che hanno portato a termine con successo campagne presidenziali nelle Filippine negli anni ’50, al rilascio di informazioni riservate per danneggiare i marxisti sandinisti e capovolgere le elezioni in Nicaragua nel 1990». Facendo la somma, calcola Levin, gli Usa avrebbero condizionato le elezioni in non meno di 45 paesi in tutto il mondo, durante il periodo considerato. E nel caso di alcuni paesi, come l’Italia e il Giappone, gli Stati Uniti hanno cercato di intervenire «in almeno quattro distinte elezioni».

Avviso-appello a tutti i r@ppisti

sabato 21 gennaio 2017

La lotta all'evasione fiscale è una bufala.

Da Renzi a Gentiloni il copione non è cambiato: il contrasto a chi non paga le tasse si fa solo a parole. E la Corte dei Conti denuncia: nel 2015 i controlli sono diminuiti del 4 per cento.

La lotta all'evasione fiscale è una bufalaL'Espresso Stefano Livadiotti 
 
Neanche mezza parola. Nelle 123 righe delle dichiarazioni programmatiche lette martedì 13 dicembre davanti ai parlamentari il neo premier, Paolo Gentiloni, non ha fatto un solo riferimento alla questione fiscale. E tanto meno al nodo dell’evasione, vero e proprio cancro del sistema economico italiano, in ciò dimostrandosi perfettamente in linea con il predecessore, Matteo Renzi, che in un intero anno (il 2015) di evasione aveva parlato in tutto otto volte.
Poi qualche volenteroso deve aver fatto notare a Gentiloni come quella che in partenza poteva apparire solo come una pur colpevole dimenticanza rischiasse di trasformarsi in una formidabile gaffe. Così, il nuovo capo del governo ha cercato di metterci una toppa. E ha scelto come occasione la conferenza stampa di fine anno. Solo che, giovedì 29 dicembre non ha fatto che completare la frittata. «Abbiamo diminuito le tasse», ha detto nel pistolotto introduttivo, «recuperando l’evasione». E lesto ha aggiunto: «Non vi riempio di cifre».
Una mossa quasi obbligata per chi è consapevole di aver appena sparato una balla colossale e cerca di evitare di restarci inchiodato. Già, perché nel 2015 la somma che il fisco è riuscito a scovare e a farsi restituire dai ladri di tasse non è aumentata. Al contrario, è addirittura diminuita. Il fatto è che ancora una volta Gentiloni si è accodato al suo predecessore.

Anno 2017, lo stallo dell’economia italiana e il contesto europeo

 Legge di bilancio
20 / 1 / 2017
Francesco Silvi global project
La commissione europea ha inviato il 17 gennaio una breve lettera al governo italiano con la richiesta di 0,20 % di deficit da coprire con un’ulteriore manovra[1]. Già in quest’autunno la commissione aveva espresso dei rilievi alla legge di bilancio 2017, presentata dall’allora governo Renzi. Ci si stava avviando al referendum costituzionale, con una campagna referendaria molto al di sopra delle righe, e la stampa italiana si prestò all’operazione mediatica di un “Renzi campione della flessibilità contro la rigidità europea”.

L’uomo di Trump spiazza Davos

Schermata del 2017-01-21 13:08:52

contropiano 
L’ oligarchia imprenditoriale e finanziaria che raggiunge i vertici della politica mondiale. La fusione di due anime che le amministrazioni usano sempre più come viatico alla loro eleggibilità; ma i conti non sembrano tornare, la redistribuzione non si percepisce, la povertà avanza…
 
Al Forum Economico Globale di Davos Anthony Scaramucci traduce il messaggio di Trump all’élite globale.
Il finanziere, trasformato in consulente di Trump cerca di calmare i nervi e rasserenare gli animi al Forum Mondiale dell’ Economia; “Lui è una delle ultime, grandi speranze per il globalismo.”
Per “The Wall Street Journal” Charles Forelle e Dennis K. Berman, 17 Gennaio 2017

Mercato energia, rischio di forti aumenti con la fine della maggior tutela. I consumatori chiedono al Governo di rivedere le norme



Fonte: help consumatoriAutore: redazione
Metti fine al mercato di maggior tutela dell’energia e ti ritroverai con aumenti a due cifre per luce e gas che continueranno per diversi anni. C’è invece da chiedersi perché, nonostante il libero mercato, i due terzi delle famiglie siano ancora nel mercato protetto. Così Fondazione Consumo Sostenibile e Konsumer Italia davanti alla prospettiva di porre fine dal 2018 al mercato tutelato dell’energia: meglio percorrere strade alternative, affermano le due sigle, che chiedono al Governo di rivedere la scelta e di seguire iniziative che tutelino i consumatori senza deprimere la concorrenza.

IN PREPARAZIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA UN INCONTRO A VITERBO


Si è svolto mercoledì 18 gennaio 2017 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro in preparazione del Giorno della memoria delle vittime della Shoah - Giornata che ricorre il 27 gennaio nell'anniversario della liberazione dei sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz.

 

Risultati immagini per Shoahriceviamo e volentieri pubblichiamo 

 Centro di ricerca per la pace e i diritti umani

 

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni brani dalle opere di Primo Levi e di altri testimoni della Shoah.
L'incontro è stato concluso dal responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini.
Di seguito una sintesi delle conclusioni.
*
Per noi la Giornata della memoria non è una routine abitudinaria e distratta, un rituale spento, ma un appello alla lotta contro tutte le uccisioni.
Per noi la Giornata della memoria è l'appello all'antifascismo, è l'appello alla nonviolenza, che è l'antifascismo concreto, coerente, vivente.
Per noi la Giornata della memoria è l'appello a compiere qui ed ora il primo dovere: salvare le vite, opporsi a tutte le violenze.
Il ricordo delle vittime della Shoah significa tenere in vita almeno il fatto che siano esistite, il valore delle vite spezzate, la dignità umana che hanno testimoniato dinanzi all'orrore assoluto dei poteri facitori di nulla, dinanzi all'orrore assoluto della violenza annichilista.
Il ricordo delle vittime della Shoah significa impedire che si compia il piano nazista di annientamento finanche della memoria delle vittime, significa contrastare il nazismo di allora, di oggi e di domani, significa restare fedeli alle vittime del male - del male radicale, della banalità del male - e in questa fedeltà trattenerle tra noi, sentirle con noi, lottare insieme a loro contro il male che pretende ridurre l'umanità in cenere, in polvere, in fumo, in ombra, in niente, lottare insieme a loro contro il male che pretende ridurre l'umana vicenda ad urlo e furore e fame di vento.
Il ricordo delle vittime della Shoah significa lottare adesso contro lo sterminio in corso, contro ogni sterminio, contro ogni persecuzione, contro ogni uccisione, contro ogni violenza, contro l'indifferenza e la resa dinanzi all'orrore.
Noi sappiamo, come ha scritto Primo Levi, che "gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi... ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che è senza ritorno". Ed abbiamo quindi deciso di opporci ad ogni potere violento, di difendere ogni umana vita.

venerdì 20 gennaio 2017

Egitto: accuse di terrorismo a una stella del pallone

 

http://enricocampofreda.blogspot.it

Per ora non finisce in galera come l’ex presidente Morsi, ma l’accusa per l’ex campione del calcio egiziano Mohamed Aboutrika è la stessa rivolta a qualsiasi aderente alla Fratellanza Musulmana: terrorismo. E’ quanto stabilisce la legge in vigore dal 2015 che ha fatto sentenziare migliaia di anni di galera contro i militanti di vertice e di piccolo cabotaggio del gruppo islamista. Aboutrika, dall’alto della sua ricchezza (era il secondo calciatore più pagato del Paese dopo Salah, che sta guidando l’attacco della Roma), sarebbe accusato di aver finanziato l’attività della Confraternita.

Almaviva. No ai licenziamenti. Sabato corteo a Roma

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Sostegno e solidarietà ai lavoratori, aderiamo al corteo del 21 gennaio. No ai licenziamenti, lavoro vero per tutti.

L’infame accordo Almaviva arriva dopo anni di ripetute riduzioni del costo del lavoro e di negazione di diritti per incrementare l’ingordigia di profitto a tutti i costi, in un settore di grande sofferenza dove gli appalti al massimo ribasso l’hanno fatta da padroni insieme alle delocalizzazioni di molte attività.

Decrescita. Una infelice prosperità

http://www.controlacrisi.org

Indubbiamente , non c’è idea più radicalmente antagonista di quella di una società della decrescita, perché mette in discussione la stessa nozione di sviluppo inteso come grido di guerra lanciato dal «primo mondo» contro i popoli sbrigativamente definiti «sottosviluppati», cioè primitivi e inferiori. 
La controprova è che i movimenti che sostengono l’allentamento della presa dell’economia sulla società vengono ferocemente disprezzati sia da destra che da sinistra. «I principi economicisti della crescita hanno invaso le teste e i cuori della gente», ha scritto Veronica Bennholdt-Thomsen nel libro Verso una civiltà della decrescita (a cura di Marco Deriu, Marotta&Cafiero, primo volume di un ambizioso progetto editoriale che coinvolge ricercatori e attivisti di tutto il mondo): tanto da far credere che non ci sia possibilità di benessere senza prosperità e prosperità senza una crescita permanente di beni e di servizi disponibili.

Progressisti e conservatori si dividono sulle modalità con cui conseguire la crescita economica e su come distribuirla, ma non sulla sua necessità. Siamo dominati da una mentalità produttivistica e lavorista che ha trasformato la crescita in un tabù e la «scienza economica» è la sua religione.
C’è ancora molto da fare per gli «obiettori della crescita», soprattutto se vogliono allargare il loro consenso oltre il ristretto perimetro delle persone già sensibili ai temi della salvaguardia del vivente (perdita di biodiversità, riscaldamento globale, inquinamento), della giustizia sociale a scala planetaria (accesso alla terra dei popoli indigeni, lavoro schiavo, sovranità alimentare), del contenimento di ogni forma di sopraffazione e violenza a partire da quella di genere.

Agricoltura. La truffa milionaria dell'agricoltura fantasma.

Tra le serre del ragusano un'intera filiera dell'illegalità. Imprese ‘senza terra’ pronte ad assumere falsi braccianti che ottengono così anche un permesso di soggiorno, professionisti compiacenti per avere tutte le carte in regola e la mafia che continua ad arraffare e arricchirsi.

La truffa milionaria dell'agricoltura fantasmaL'Espresso Floriana Bulfon
 
Con poco più di un migliaio d’euro e un giorno in Italia puoi comprare un anno di benefici previdenziali e assicurativi. Il meccanismo è semplice: un datore certifica che hai lavorato per 101 giorni e ricevi un assegno netto tra i 4 e i 5mila euro, che sale a 6mila e più se hai moglie e figli residenti in Tunisia.
E’ l’agricoltura che si trasforma in illegalità, tra opacità e distorsioni dei sussidi.
Imprese ‘senza terra’ pronte ad assumere falsi braccianti che ottengono così anche un permesso di soggiorno, professionisti compiacenti per avere tutte le carte in regola e la mafia che continua ad arraffare e arricchirsi.

Toni Negri e il comunismo come processo costituente continuo.

Intervista a Toni Negri. La presa del potere rimane sempre il nodo da sciogliere. Ma non si pone più come in passato. Occorre costruire istituzioni che prefigurino già la nuova società.

Tra i più importanti filosofi politici mondiali, Toni Negri non smette di pensare il problema del comunismo. Per farlo, si colloca nell’unica posizione che conta: quella dei movimenti reali. Con lui abbiamo ripreso il filo della riflessione sulla crisi del neoliberalismo, ma abbiamo soprattutto insistito sui nuovi soggetti produttivi e le loro potenzialità rivoluzionarie.

Ne «Il lavoro di Dioniso» (con Michael Hardt) il modo di produrre contemporaneo viene descritto insistendo sulla centralità dei «prerequisiti di comunismo»; essendo il linguaggio, gli affetti, la mobilità divenuti pilastro della valorizzazione capitalistica. Invece di cancellare questa diagnosi, la crisi esplosa nel 2008 sembra confermarla. Concordi?
In quel libro si trattò, in fondo, di riassumere una serie di elementi di analisi del lavoro e delle sue trasformazioni; analisi avviata molti anni prima, a partire dalla ricerca collettiva di Potere Operaio. Era una critica del movimento operaio tradizionale, fondata sulla mutazione profonda della composizione tecnica e politica della classe operaia. In particolare, ci apparivano radicalmente cambiati i processi di soggettivazione. Le lotte studentesche, soprattutto dopo il 1986 (come cominciai a chiarire in Fine secolo), sussumevano molti aspetti delle lotte operaie di allora; così come il lavoro informatico, digitalizzato, cominciava a conquistare centralità in queste ultime.
Già nel 1986, e poi nel ’94-’95 in Francia, i conflitti enormi che esplodono – dal sapere alla salute, dai servizi urbani alla previdenza – insistono sul terreno della riproduzione e si articolano su quello metropolitano. È chiaro, dunque, che la crisi successiva al 2008 non fa altro che attaccare questo nuovo contesto. Di più: si tratta di una crisi che tenta di stabilire una forma di governabilità, come sempre succede in questi casi, sopra una modificazione radicale del soggetto produttivo.

Ricchi e classe dirigente. Lo specchio di Davos.

Durante la kermesse dei potenti del mondo a Davos, Oxfam ha diffuso i dati dell’ultimo rapporto secondo cui otto persone hanno ricchezze pari a metà del mondo. Se aggiungiamo la piramide della ricchezza elaborata da Credit Suisse l’immagine che ne esce è quella di un mondo in cui il divario tra ricchi e poveri continua […]

A Davos, in Svizzera, ogni anno, in gennaio, il pianeta si guarda allo specchio ed è uno specchio dorato. La novità questa volta è il presidente della Cina che ormai entra di pieno diritto tra gli invitati che sono capi di stato e miliardari, con un corteggio di consulenti, commentatori e compagnia bella.
Il controcanto nel coro dei ricchi è tradizionalmente offerto dallo studio di Oxfam, la famosa Ong inglese che rampogna i presenti per la loro avarizia e grettezza. Il lavoro della gente di Oxfam si riassume in una magnifica promessa: “Possiamo costruire un mondo migliore, con un lavoro decente per tutti, dove donne e uomini sono trattati alla pari, dove i paradisi fiscali a favore di qualche individuo saranno un ricordo nei libri di storia e dove ciascuno pagherà con giustizia la sua parte per sostenere una società che sia a beneficio di ciascuno”. Il messaggio della Ong inglese sta soprattutto in un numero che indica quanti siano i ricchi che hanno una ricchezza pari alla metà più povera degli umani. Il numero fatidico del 2010 era 388, ma l’anno scorso era diventato 62; sessantadue persone viventi che avevano tanto quanto 3,6 miliardi di altri viventi, meno forniti di beni. Il numero del 2017 è ancora più smilzo, quanto dire che la globalizzazione, celebrata a Davos, ha davvero esagerato. Otto persone hanno ricchezze pari a metà del mondo. Gli otto per una volta compaiono con nome e cognome sui giornali di tutti i giorni, tanto quelli economici quanto quelli di gossip. C’è un finanziere americano di lunga durata, un venditore di abbigliamento spagnolo; gli altri sei operano nel sistema della comunicazione, allargato. C’è il messicano che si allarga sui telefoni tradizionali o meno che siano e c’è il giovanotto che ha inventato i social .
I nomi sono sempre gli stessi, quelli che capeggiano la classifica dei miliardari in dollari di Forbes , il magazine americano. Il conteggio miliardario in buona sostanza si ottiene moltiplicando il numero delle azioni possedute da uno per il loro valore di borsa; in altre parole si attribuisce al mezzo mondo meno dotato di ricchezze, poveri beni di valore pari ai fondi azionari in capo agli otto fatidici personaggi. In altre parole, visto così il mondo sembra aver cambiato ben poco dai tempi dei faraoni e dei costruttori delle piramidi.

Hotel Rigopiano: morti per strada bloccata. Qualcosa non ha funzionato prima nell'evacuazione, poi nei soccorsi.

HOTEL RIGOPIANO SOCCORSIAlle 15 di ieri i clienti dell’albergo Rigopiano (rimasti sepolti vivi), avevano pagato il conto ed erano scesi nella hall dell’hotel, già pronti per andarsene. Gli ospiti dell’Hotel Rigopiano volevano andare via perché avevano capito che la situazione era grave. Ma hanno dovuto aspettare. Aspettare che arrivasse lo spazzaneve. Annunciato prima per le 17 e poi per per le 19. Così era stato detto loro. Ma appunto lo spazzaneve non è riuscito ad arrivare. Visto che la strada che portava alla struttura era totalmente bloccata. Poi alle 17.40 il primo sos dopo la caduta della slavina. Dalle 15 alle 17 sono passate due ore che avrebbero potuto salvarli tutti.
Questa ricostruzione drammatica emerge dalla testimonianza di Quintino Marcella, ristoratore e datore di lavoro di Giampiero Parete, superstite della valanga sull'hotel Rigopiano. ”Già alle 15 erano pronti per andare via”, ha dichiarato Marcella. Ma nessuno spazzaneve è potuto arrivare.
Ed è sempre la strada completamente bloccata ad aver impedito - dopo la caduta della slavina - per oltre dodici ore che potessero salire sul luogo del disastro mezzi meccanici, dato che i primi soccorritori hanno raggiunto l’albergo sugli sci e le pelli di foca.
Neppure la turbina riusciva ad avanzare nel muro di neve che si era stratificato. Primo De Nicola, direttore del Centro, quotidiano di Pescara, è stato testimone oculare di quello che è successo: “Ieri sera alle 10 - racconta ad Huffpost - ero in macchina dietro alla turbina che non riusciva ad andare avanti, verso gli in-trappolati. C’era troppa neve, ma proprio un mare di neve, detriti e tronchi, neve accumulata da giorni, non da ore.

giovedì 19 gennaio 2017

Diego Fusaro: "Desovranizzazione. Il capitale dissolve gli Stati nazionali."

19 GENNAIO 2017 I migliori programmi per arredare casa

http://www.chimerarevo.com/

Abbiamo capito che la nostra strada è quella dell’arredatore o del progettista di interni? Stiamo pensando di cambiare casa, acquistare nuovi mobili o di rivoluzionare ciò che già abbiamo e vogliamo avere nero su bianco il nostro progetto?
Allora i programmi in basso possono esserci davvero utili: in questa raccolta presentiamo quelli che a nostro avviso sono i migliori programmi per arredare casa; il criterio di scelta è rappresentato da un giusto compromesso tra semplicità ed efficienza.
Nella nostra lista abbiamo incluso programmi multipiattaforma, un software per Windows, due applicazioni web ed un programma a pagamento – l’unico che, secondo noi, merita l’acquisto per uno scenario non professionale.

DIEGO FUSARO: Senza sovranità nazionale, nessun diritto sociale [La Gabbia, La7, 18.1.2017]

DIEGO FUSARO: Comunicazione e menzogna nel villaggio globale

TONI NEGRI e DIEGO FUSARO: Comunismo, globalizzazione, lavoro Diego Fusaro

Roma. Piani di Zona. Il cuore del sistema Mafia-Capitale portato allo scoperto.

Clicca QUI per ascoltare l'audio dell'intervista a Radiocittaperta.it
pianidizona 
Per anni le giunte di centro-sinistra e di centro-destra hanno spartito, occultato e avallato una operazione che, su suolo pubblico e con soldi pubblici, ha portato sotratto tanti milioni di euro dalle casse pubbliche e li ha versati nelle tasche delle società (sia aziende che cooperative abitative) che si erano impegnate a costruire case a basso costo di vendita o affitto in base alla Legge 167. Se i costi di costruzione erano stati bassi grazie alle agevolazioni pubbliche, i benefici per i privati sono stati altissimi, perchè hanno venduto o affittato non a prezzi convenzionati – come da legge – ma a prezzo di mercato. Il risultato è che migliaia di famiglie abitanti nei Piani di Zona allocati nella estrema periferia di Roma, si sono viste chiedere cifre assai superiori a quelle previste dalla legge. Chi non ce l'ha fatta o ha deciso di non sottostare alla truffa, è sotto sfratto, magari anche avendo già pagato la casa in cui vive e dove assai spesso non sono state fatte le opere di urbanizzazione previste dalla convenzione tra Comune e costruttori.
Dopo anni di denunce, di picchetto antisfratto, di mobilitazioni degli inquilini e dell'Asia-Usb, di numerose inchieste e servizi televisivi, la magistratura sta agendo su un doppio standard. Da un lato ha cominciato a procedere ai sequestri delle abitazioni contro le aziende costruttrici affidandole agli inquilini; dall'altra procedendo in automatico sui procedimenti di sfratto avviati. Lunedi 23 gennaio, ad esempio, sono previsti degli sfratti nei palazzi del Piano di Zona di Tor Vergata. Asia Usb e Carovana delle Periferie hanno già annunciato un picchetto antisfratto. La settimana scorsa alcune famiglie che pure avevano comprato la loro abitazione, sono state sfrattate lo stesso.

Vivi, compra, muori. I monopoli della grande distribuzione dentro la crisi.


amazon1-620x350 Nell'epoca in cui la circolazione delle merci assume una valenza equivalente e talvolta superiore alla loro produzione (ormai ampiamente in eccesso e distribuita su filiere internazionali), la lotta tra i monopoli della grande distribuzione diventa feroce come quella tra coloro che le merci le producono.
Incentivare i consumi e consentire che crescano con capillarità e velocità crescenti, è l'obiettivo su cui si sono concentrate e organizzate multinazionali e filiere che spesso intervengono anche per modificare abitudini consolidate. Il rito della spesa settimanale al supermercato o dei saldi di fine stagione, gioia e delizia per milioni di famiglie, potrebbe non essere più il parametro su cui organizzare i grandi centri commerciali, gli orari di lavoro di chi vi opera (sempre più stressanti e totali) e quelli della vita sociale.
L'entrata in campo potente del commercio online ( o e-commerce) impone catene distributive fondate sulla logistica e i trasporti necessari per ridurre lo spazio attraverso il tempo, spesso rendendo obsoleti e svantaggiosi sul piano dei prezzi i classici supermercati, le catene commerciali, i grandi centri dello shopping che hanno sostituito piazze e mercati rionali come luoghi della socialità, degli scambi e dei commerci.
Secondo un rapporto curato dal centro di consulenze per gli affari Deloitte sintetizzato oggi dal Sole 24 Ore, il motore dei consumi si sta spostando velocemente dalle catene tradizionali basate su negozi fisici ai venditori online.
Amazon, il più grande centro di commercio online al mondo, ha un fatturato di 79,3 miliardi di dollari e ha registrato un aumento di oltre il 13% nel 2015.